Scegliere le keyword in base a intento, target e valore per il business
Una keyword viene cercata 5.000 volte al mese. Un’altra soltanto 200.
Quale dovremmo scegliere?
Se guardassimo soltanto il volume di ricerca, la risposta sembrerebbe immediata. Nella realtà, però, la seconda potrebbe essere molto più vicina al servizio offerto dall’azienda, intercettare esattamente il cliente che vogliamo raggiungere e richiedere un contenuto sul quale abbiamo competenze sufficienti per competere.
È per questo che la keyword research nel 2026 non può essere ridotta a un elenco di parole ordinate dalla più cercata alla meno cercata.
Il volume rimane un dato utile perché permette di comprendere quanto interesse esiste intorno a una ricerca. Non ci dice però se quella domanda appartiene al nostro pubblico, cosa vuole ottenere chi la effettua, quanto sarà difficile ottenere visibilità e quale relazione esiste con gli obiettivi dell’azienda.
Una ricerca delle parole chiave realmente utile deve quindi rispondere a una domanda più ampia:
quali keyword meritano tempo, contenuti e risorse perché possono contribuire alla strategia del sito?
Perché il volume di ricerca non basta per scegliere una keyword
Il volume di ricerca di una keyword rappresenta una stima della frequenza con cui un termine viene cercato in un determinato periodo e mercato.
È un dato importante, ma non equivale al traffico che quella keyword porterà al sito.
La SERP può contenere annunci, risultati locali, video, prodotti, risposte dirette e altre funzionalità che modificano il modo in cui gli utenti interagiscono con i risultati.
Inoltre, una pagina che si posiziona per una query tende spesso a ottenere visibilità anche per numerose ricerche correlate. Per questo analizzare una singola keyword senza considerare il tema complessivo può restituire una visione parziale dell’opportunità.
Esiste poi una questione ancora più importante: una ricerca molto frequente può essere poco rilevante per il business.
Immaginiamo un’azienda che sviluppa CRM su misura per imprese B2B.
Una keyword molto ampia come “CRM” può avere una domanda interessante, ma comprende persone che cercano definizioni, software gratuiti, corsi, confronti, login a piattaforme già utilizzate e molte altre esigenze.
Una ricerca come “CRM personalizzato per azienda”, pur avendo un volume inferiore, descrive un bisogno molto più vicino all’offerta.
Questo non significa che dobbiamo scegliere sempre keyword con poche ricerche.
Significa che il volume misura la dimensione della domanda, non il valore strategico della keyword per la nostra azienda.
Quali segnali valutare insieme al volume di ricerca
Una buona keyword strategy nasce dall’incrocio di più informazioni.
Il volume può dirci quanto un termine viene cercato. Da solo, però, non permette di decidere se dobbiamo produrre un articolo, una pagina servizio, una categoria oppure nessun nuovo contenuto.
Prima di assegnare una priorità è utile osservare almeno quattro dimensioni: intento, rilevanza per il pubblico, competitività e relazione con il business.
Sono informazioni differenti e nessuna dovrebbe essere trasformata in una regola automatica.
Search intent, keyword difficulty e valore economico della query
Il primo elemento è il search intent.
Che cosa vuole ottenere la persona?
Informarsi? Confrontare soluzioni? Capire i costi? Trovare un fornitore? Acquistare?
La risposta modifica completamente il tipo di pagina da creare.
Una keyword informativa può richiedere una guida. Una ricerca commerciale può essere più adatta a una comparazione. Una query vicina alla scelta di un fornitore dovrebbe probabilmente essere intercettata attraverso una pagina servizio.
Leggi l’articolo per capire perché il search intent condiziona il posizionamento.
Il secondo elemento è la difficoltà.
I principali strumenti SEO mettono a disposizione metriche proprietarie di keyword difficulty, utili per stimare quanto possa essere competitivo ottenere visibilità per una determinata ricerca. Questi valori non sono metriche Google e non vanno interpretati come una certezza sul posizionamento: aiutano soprattutto a valutare le risorse che potrebbero essere necessarie.
Poi arriva il valore per il business.
Quanto è vicina quella ricerca a un problema che sappiamo risolvere?
Possiamo presentare naturalmente il nostro servizio all’interno del percorso oppure il collegamento sarebbe forzato?
Una keyword interessante dovrebbe essere valutata contemporaneamente per domanda, intento, possibilità di competere e rilevanza aziendale.
Domanda reale e rilevanza per il target
Durante una keyword research è facile farsi attirare dagli argomenti più grandi.
Il problema è che non sempre il pubblico più numeroso coincide con il pubblico giusto.
Per questo la ricerca delle parole chiave dovrebbe partire anche dal cliente che vogliamo raggiungere.
Quali problemi affronta?
Quale linguaggio utilizza?
Che cosa cerca prima di contattare un fornitore?
Quali dubbi emergono durante il processo decisionale?
Quali caratteristiche rendono un prospect interessante per l’azienda?
Questo permette di filtrare le opportunità.
Una keyword può essere perfettamente coerente con il settore e comunque attirare un pubblico poco interessante.
Al contrario, una ricerca molto specifica può descrivere esattamente una situazione nella quale l’azienda possiede una soluzione e una competenza riconoscibile.
La rilevanza per il target deve quindi pesare almeno quanto la popolarità della query.
Come collegare keyword, ICP e obiettivi commerciali
Una keyword research non dovrebbe essere svolta senza conoscere gli obiettivi dell’azienda.
Se vogliamo sviluppare un determinato servizio, entrare in un nuovo settore oppure raggiungere una specifica tipologia di impresa, anche le priorità SEO devono riflettere questa scelta.
Qui entra in gioco l’ICP, l’Ideal Customer Profile.
Non basta sapere che una keyword riguarda il nostro settore. Bisogna capire se può essere utilizzata dalle persone e dalle aziende che vogliamo realmente intercettare.
Pensiamo a una software house che vuole lavorare soprattutto con aziende manifatturiere di medie dimensioni.
“Software gestionale” può essere un tema centrale.
Ma ricerche relative a gestione della produzione, avanzamento commesse, distinte base, controllo del magazzino oppure integrazione tra reparti possono permettere di costruire una presenza molto più vicina ai problemi del cliente ideale.
La keyword research 2026 diventa quindi anche una forma di selezione strategica.
Non dobbiamo presidiare tutto ciò che appartiene al nostro settore.
Dobbiamo capire quali parti della domanda hanno una relazione più forte con il mercato che vogliamo servire e con gli obiettivi che vogliamo raggiungere.
Query di awareness e query vicine alla conversione
Non tutte le keyword devono essere vicine alla vendita.
Una strategia costruita esclusivamente sulle ricerche commerciali rischierebbe di ignorare tutta la fase precedente del percorso.
Una persona può iniziare cercando come risolvere un problema, approfondire possibili soluzioni, confrontare alternative e soltanto successivamente cercare un fornitore.
Possiamo quindi avere query di awareness che permettono di entrare presto nel percorso e ricerche molto più vicine alla conversione.
Entrambe possono avere valore.
La differenza è la funzione.
Un articolo informativo non dovrebbe essere giudicato utilizzando gli stessi criteri di una pagina servizio, così come una keyword di awareness non dovrebbe essere scartata soltanto perché difficilmente genera un contatto immediato.
La keyword strategy deve coprire il percorso decisionale senza pretendere che ogni ricerca produca lo stesso risultato.
Come costruire una priorità editoriale sostenibile
Una keyword research può produrre centinaia o migliaia di opportunità.
Il vero lavoro comincia quando dobbiamo decidere da quali partire.
Pubblicare contenuti seguendo semplicemente l’ordine del volume di ricerca può portare a investire mesi su temi estremamente competitivi o lontani dagli obiettivi aziendali.
La priorità dovrebbe invece derivare dall’incrocio tra più segnali.
Una matrice per ordinare le opportunità SEO
Possiamo costruire una matrice qualitativa per confrontare le keyword in base a più dimensioni: volume di ricerca, intento, rilevanza per l’ICP, competitività, valore per il business e priorità editoriale.
L’obiettivo non è assegnare automaticamente un punteggio matematico a ogni keyword, ma rendere più chiaro il ragionamento alla base delle scelte.
Una keyword con volume basso può salire di priorità perché possiede una forte rilevanza per l’ICP, un intento interessante e una competitività sostenibile.
Una keyword molto cercata può invece essere rimandata perché richiede risorse elevate, presenta una concorrenza difficile da sostenere oppure ha poca relazione con il business.
Per ogni opportunità possiamo quindi valutare:
- quanto è cercata;
- quale intento esprime;
- quanto è vicina al nostro pubblico ideale;
- quanto è competitiva la SERP;
- quale valore può generare per l’azienda;
- quale ruolo può svolgere nel piano editoriale.
Questo approccio permette di costruire un piano editoriale più realistico e di distribuire le risorse sulle opportunità con il miglior potenziale strategico.
La keyword migliore non è necessariamente quella con il numero più alto. È quella sulla quale esiste il miglior equilibrio tra domanda, pubblico, intento, possibilità di competere e valore strategico.
Keyword research, search demand e valore commerciale: tre analisi diverse
È utile, infine, distinguere la keyword research da altri due livelli di analisi.
La search demand analysis utilizza l’insieme delle ricerche per capire quali bisogni e aree di domanda stanno emergendo nel mercato.
Se vuoi approfondire il tema, ti invitiamo alla lettura dell’articolo per scoprire che cos’è la search demand analysis.
La keyword research serve invece a identificare, classificare e prioritizzare le query sulle quali costruire pagine e contenuti.
Il confronto tra keyword ad alto volume e keyword ad alta conversione affronta poi una domanda ancora più specifica: quali ricerche possiedono maggiore valore commerciale?
Sono attività collegate, ma non coincidenti.
In questo articolo il punto centrale rimane la selezione.
Prima di scrivere una pagina dobbiamo sapere perché quella keyword è entrata nella nostra strategia e quale ruolo dovrà svolgere.
È questo che rende la keyword research ancora centrale nel 2026.
Non perché abbiamo bisogno di accumulare più parole chiave, ma perché abbiamo bisogno di scegliere meglio quelle su cui investire.
FAQ sulla keyword research nel 2026
Che cos’è la keyword research?
La keyword research è il processo attraverso cui vengono individuate, analizzate e organizzate le ricerche rilevanti per un sito. Serve a comprendere quali termini utilizza il pubblico e quali pagine o contenuti possono rispondere alle diverse esigenze.
Che cos’è il volume di ricerca di una keyword?
Il volume di ricerca indica una stima del numero medio di ricerche effettuate per una keyword in un determinato mercato e periodo. Non corrisponde automaticamente al traffico che il sito riceverà se riuscirà a posizionarsi.
Come scegliere una keyword SEO nel 2026?
È utile valutare insieme volume, search intent, rilevanza per il target, competitività, caratteristiche della SERP e relazione con gli obiettivi aziendali. Nessuna di queste metriche dovrebbe essere utilizzata isolatamente.
Una keyword con basso volume può essere utile?
Sì. Una ricerca con un volume limitato può essere molto interessante se intercetta il pubblico corretto, descrive un bisogno specifico e possiede una forte relazione con prodotti o servizi dell’azienda.
Qual è la differenza tra keyword research e search intent?
La keyword research individua e prioritizza le ricerche rilevanti per la strategia. Il search intent analizza invece perché una persona sta effettuando quella specifica ricerca e quale tipo di risposta si aspetta di trovare.



